Pensieri

Il viaggio di Marina Profumo inizia sui sentieri inesplorati di se stessa, perché, per comprendere il mondo, è indispensabile sapere chi siamo e nei suoi lavori pittorici d'esordio è evidente l'afflato irresistibile verso la dimensione inafferrabile dello spirito.
La pittura tradizionale diventa, per Marina, un punto di partenza che, proseguendo nel suo percorso, assume la necessità di concretizzare e dar vita all'Uomo, anche fisicamente, strutturando la figura in tre dimensioni.
La sua necessità di rivolgere lo sguardo alla società e al malessere dell'uomo rende l'artista profondamente pungente.
Uno sguardo impietoso sulla società arrivista di oggi, disposta a calpestare tutto e tutti, pur di affermare la propria supremazia; un'indagine approfondita e sensibile sulla contemporanea manipolazione di massa delle persone, del pensiero, delle idee, occultamente e cinicamente messa in atto dai media: Marina Profumo opera concettualmente sia sulla scelta dei materiali, sia sull'idea su cui si fonda la sua poetica e lo fa con l'energia e l'originalità creativa del linguaggio di oggi, della provocazione mai fine a sè stessa, ma fortemente veicolata da un messaggio concreto, attuale, simbolico.
Alla base dei lavori di Marina Profumo vi è innanzitutto una sperimentazione costante sui materiali, materiali grezzi come ferro, resine, plastiche, pelle, carta, griglie, spine di acacia, scarpe, cemento. Riguardo due materiali da lei usati, le scarpe ed il cemento, dice: "Io sono particolarmente affezionata alle "scarpe" perché con esse sono riuscita a presentare argomenti molto seri in maniera divertente, ironica ed originale. Posso modificarle, tagliarle, abbinarle fra loro, inserirle in ambientazioni e, con il titolo appropriato, "farle parlare". L'idea di usare la scarpa è scaturita dal modo di dire "ragionare coi piedi" parlando di chi ragiona malamente. Per il mio scopo, tecnicamente, la scarpa si prestava meglio dei piedi e quindi l'ho adattata come contenitore simbolico dove fare scivolare il cervello umano, che, fuori dal suo posto naturale, non può far altro che sragionare e creare caos. Il cemento è un materiale comunissimo, non consueto però in sculture modellate. Tecnicamente presenta particolari difficoltà di elaborazione dovute alla miscelazione con l'acqua e al fatto che tende ad afflosciarsi rendendolo più adatto a lavori di colata.
Perché quindi usare proprio il cemento? Perché il cemento ha una sua pesante identità, è un personaggio attivo del nostro mondo, è uno dei simboli della nostra contemporaneità.
Quando il cemento è usato malamente, deturpa e distrugge. Quando è usato con buon senso è la base fondamentale per la creazione di opere meravigliose".
Nel 1999 Marina inizia ad esporre le sue opere in Genova e provincia (dove vive e lavora). Successivamente in città italiane come Roma, Milano, Torino, Firenze ed estere come, Praga, Londra, Copenaghen, Stoccolma, Fukuoka, Chicago, Colonia, in prestigiose gallerie ed Istituti Italiani di Cultura.

 

Intervista

Abbiamo pubblicato due tue opere nascoste, ora svelaci cosa c'è dietro a questi tuoi lavori.

Le due opere che abbiamo pubblicato su Talents sono le sculture della serie delle "scarpe", le ultime, quelle a cui sto ancora adesso lavorando.
Io sono molto affezionata alle "scarpe", perché con esse sono riuscita a presentare argomenti molto seri in maniera diverte, ironica ed originale.
Le scarpe sono molto significative ed adattabili agli stati d'animo che voglio descrivere.
Significative in quanto, già osservandole senza manipolazioni, capisci molte cose, per esempio se chi le indossa è femmina o maschio, giovanile o maturo, capriccioso o serio, fa sport o si riposa… Adattabili, in quanto, posso modificarle, tagliarle, abbinarle fra loro, inserirle in ambientazioni e, con il titolo appropriato, "farle parlare".

La prima opera che è apparsa su Talents è stata "Out of Place" (Fuori posto). Il riferimento è al nostro modo di ragionare che, nell'uomo sano di mente di oggigiorno, sembra essere andato in tilt.
Abbiamo perso il senso della misura e della nostra stessa dimensione. Pretendiamo troppo da noi stessi, e teniamo ritmi forsennati per accumulare beni e per rincorrere traguardi spesso effimeri e il più delle volte inutili, alimentando astio, invidia, egoismo, arrivismo, egocentrismo e chi più ne ha più ne metta. Con il risultato di ritrovarci spompati, stressati, arrabbiati, depressi, infelici.
"Out of place" è stata la mia prima coppia di "scultura/scarpa". Su Talents abbiamo pubblicato quella verniciata di nero e con la bocca su un lato. L'altra è grigia ed ha un naso su un lato.

L'idea di usare la scarpa è scaturita dal modo di dire "ragiona con i piedi", parlando di chi ragiona malamente. Per il mio scopo, tecnicamente, la scarpa si prestava meglio dei piedi e quindi l'ho adattata come contenitore simbolico, dove fare scivolare il cervello umano, che, fuori dal suo posto naturale, non può fare altro che sragionare e creare caos.
I materiali, oltre alle scarpe vere, manipolate e verniciate, sono il cemento e un foglio di plastica, che ho stampato da una matrice, che ho disegnato a matita con l'immagine del cervello.

L'altra scultura presentata su questa rivista è "I can't make it" (Non posso farcela). Non è facile presentare un tema serio come il senso di disagio che prova una persona quando psicologicamente è così depressa che proprio non ce la fa a risollevarsi e sprofonda nella pece nera del proprio sé, cercando di fare nascere un sorriso.
Chi guarda sa che il dramma di chi affonda è stato capito e nel contempo sorride per l'idea curiosa di tutta la costruzione dell'opera. Questo è quello che volevo raggiungere: comunicare che si sa come ci si sente in certi momenti ma far nascere anche un sorriso e, si sa, che il sorriso ha ed è una gran forza.
E poi quest'opera è da vedere assieme alla sua compagna: "I can make it" (Posso farcela)!

Progetti per il futuro?

Sto lavorando molto a queste nuove opere/scarpe. Le sto manipolando, tagliando, gonfiando, riempendo, colorando nelle maniere più varie, scoprendo ogni volta quanto una particolare forma di scarpa possa dire di diverso rispetto ad un'altra. I lavori che sono in cantiere li pubblicherò poi sul mio sito web personale e spero di poterli esporre prossimamente in una mostra.
Le mie scarpe andranno, andranno, andranno...

[Tratto dall'intervista rilasciata alla rivista TALENTS di Roma pubblicata sul n. 10 di Dicembre 2009 – Direttore: Emilio Fabri]

 

Corse folli

Watchino: - Ma, hai visto?

Twistino: - Cosa?

W: - Le api bianche del Nord-Ovest, hanno dismesso la memoria genetica!

T: – E allora? I tempi cambiano! Non hai sentito parlare dell'evoluzione? Delle nuove tecnologie? Della scienza?

W: - Sì, sì, ma…vedi, hanno buttato via millenni di esperienza ed ora rifanno errori vecchi come se fossero nuovi! E ne fanno pure di nuovi! Senza la memoria pensano solo al presente e non riescono più a prevedere e a produrre qualcosa di buono per il futuro.

T: - Eh! Futuro, futuro! Che ne sai tu! Guarda come si muovono e comunicano veloci! Il loro mondo è diventato piccolo, conosciuto e accessibile, possono fare cose inimmaginabili in passato! È meraviglioso!

W: - Sì, sì, ma… loro sono esserini figli della natura e la natura, con il suo ritmo perfetto, è sempre stata la loro guida! Ora seguono solo le istruzioni degli strumenti che hanno inventato ed io vedo solo piccole api che corrono, si scontrano, si calpestano, sgomitano, sbagliano, si perdono, si arrabbiano, litigano, si caricano di cose inutili, si stancano, sono inconcludenti, sono frustrate e fanno disastri…

T: - Esagerato! Diciamo che stanno facendo esperienza. Hanno buttato via antichi condizionamenti che impedivano il loro progresso ed ora si stanno adeguando!

W: - Sì, sì, ma…Certo, erano parecchie le cose che era giusto buttare, ma era importante sostituirle con altre migliori! Ora non hanno più alcuna filosofia di vita. Ora c'è un gran vuoto al posto del loro cervello e del loro cuore e non c'è più né logica né armonia. Continuo ad osservarle, stupito e scettico. Vedi? Tutta la colonia, così come ognuna di loro, è come fratturata in due. Una parte, quella ternologico/scientifica, corre sempre più avanti, sempre più veloce, incurante dell'altra parte, quella filosofico/naturale, che, invece, incespica e resta irrimediabilmente arretrata. E questo crea squilibrio e infelicità.

T: - Ma no! Ma no! ...Beh! ...però... in effetti...

Marina Profumo

 

Sculture perché:

La mia produzione più cospicua è costituita da dipinti in olio su tela, ma, in questi ultimi due anni, mi sono dedicata alla scultura.

Ho dipinto per anni in solitudine. Ho lavorato passando dall'introspezione alla meditazione e quindi all'analisi del mondo intorno a me. Lentamente la mia ottica si è spostata arrivando a focalizzare l'interesse sul comportamento dell'uomo moderno e i suoi effetti.

L'analisi della realtà mi ha portato in un'altra dimensione. Nella mia mente, i soggetti sono diventati troppo realistici per essere dipinti. Dovevano avere un corpo, una forma reale. Così, nel 2007, ho iniziato a fare scultura, assemblando cemento, corde, carta, rete metallica, fogli di plastica stampati e vernice.

Gli argomenti trattati riguardano il cattivo comportamento dell'uomo. Io sento molto forte, molto profondamente, il problema del cattivo uso che l'uomo fa della sua mente.

I moderni sistemi di comunicazione ci permettono di venire a conoscenza di così tanti casi di follia umana che sembra nient'altro ci circondi.

Ma la pazzia non è solo la triste malattia che noi tutti conosciamo. C'è una pazzia nascosta tra le persone "normali", che spesso è peggiore.

Ci sono persone che pensano di essere "a posto", ma che sono sopraffatte dalla gelosia, dall'odio, dall'invidia, dalla cattiveria, dalla superstizione/religione e/o che sono assetate di potere e di avidità. Queste sono tutte cose che impediscono sani pensieri e sane azioni.

Ovunque tu guardi, puoi trovare il risultato di tutto ciò. Ovunque tu guardi, puoi trovare la scia di dolore causata da tutto ciò.

C'è una soluzione? Sembra di no. Forse potrebbe esistere in un migliore futuro? È ottimistico e difficile da dire: la storia insegna!

Anche secoli fa c'erano gli stessi problemi legati alla malvagità umana e adesso le cose non sono cambiate. Sembra che il nostro lato istintivo non si sia sviluppato con lo stesso ritmo dell'evoluzione.

Adesso il mondo è diventato piccolo, le informazioni girano velocemente, la civiltà sembra procedere meglio, ma la nostra anima è primitiva.

Le moderne masse occidentali hanno lasciato le vecchia abitudini, i vecchi insegnamenti, i vecchi principi religiosi e ciò può essere positivo ma non ci siamo curati di darci una nuova filosofia in sostituzione, una globale, giusta, laica filosofia di vita.

Questa deficienza ci porta alla ricerca della felicità individuale, senza la consapevolezza di che cosa sia in realtà la felicità, dove e come trovarla e questo può distruggerci.

...ma ci sarebbe da parlare per ore ed ore! Spero, comunque, con queste poche righe, di essere riuscita a spiegare l'idea che mi ha condotto a fare queste opere, in cui ho trasferito tutti i miei pensieri, la mia passione, la mia ironia.

Marina Profumo

 

Positività

"La ricerca della positività"

Denunciare la realtà vissuta, il lato materiale, il lato psicologico, esporne la durezza e i drammi: è uno degli aspetti dell'arte.
È una scelta, un percorso, un discorso che un artista presenta al mondo per creare consapevolezza.
Infinite sono le possibilità dell'arte di trattare un tema. Diversissimi e personalissimi gli stili e i mezzi.
La denuncia deve far ragionare, deve scuotere gli animi, deve coinvolgere e far nascere un sentimento.

Ma, affinché questo sentimento non sconfini nell'avvilimento, affinché alla presa di coscienza non segua un inutile senso di impotenza, è importante che si riesca ad intravedere una possibilità di cambiamento o, meglio, di miglioramento.

Secondo me è quindi molto importante riuscire a trasmettere qualcosa che possa far nascere un sentimento di positività. È importante che la tela attiri l'osservatore e lo trattenga per farlo navigare in una dimensione diversa dalla realtà, una dimensione dove si riesce a sognare, a sperare e a credere che non esiste solo la drammaticità del presente. Dove si riesce a trovare una scintilla di ottimismo da far propria, da coltivare e da fare crescere.

Questo è l'aspetto su cui mi sono concentrata in questi ultimi anni. Ho sfrondato i dipinti dei soggetti ben definiti, dei simboli, dei particolari, per provare a creare un ambiente più ampio e sgombro. Uno spazio più semplice, dove il colore e la luce sono in primo piano e dove l'occhio non deve essere occupato a discernere oggetti ma essere solo una porta che lascia passare sensazioni positive.

È stata una sfida. Una competizione con me stessa e con le mie precedenti opere che erano molto più esplicite.

Anche se questo processo di maturazione è il proseguimento della stessa visione artistica, c'è stata comunque una innovazione: ho voluto presentare un aspetto diverso dello stesso percorso usando sistemi nuovi.

Conscia del fatto che stavo avvicinandomi ad un nuovo modo di dipingere, mi sono chiesta: riuscirò a trasmettere il messaggio che ho dentro di me cambiando i mezzi a mia disposizione? Sarò in grado di creare un'atmosfera che magnetizzi l'attenzione della gente tenendola sulla mia stessa lunghezza d'onda e facendole capire il mio punto di vista?"

È stato un rimettersi in discussione in maniera molto decisa e coraggiosa ma valeva la pena di rischiare, perché al mio quesito non hanno tardato ad arrivare i riscontri positivi che tanto desideravo. Questo mi dà nuova forza ed entusiasmo e mi incita a continuare su questa strada di ricerca ed esposizione del positivo.

Marina Profumo

 

È Dura

Spinto forsennatamente l'acceleratore della nostra evoluzione,
abbiamo fatto un repentino balzo in avanti
senza aver avuto né il tempo né la capacità
di darci un'adeguata filosofia di vita.

Gettata via la cinghia,
è dura fare volare alto i figli,
sicuri, liberi e felici
senza aprire la gabbia.

Abbandonata la bacchetta,
è dura ottenere silenzio dagli alunni,
se non hai nel tuo sacco semi e attrezzi giusti
per far nascere interesse e curiosità.

Appesa la tirannia per i piedi,
è dura tenere in quota un paese
in giustizia, rigore e solidarietà
se nessuno soffia il vento caldo dell'onestà.

Abbandonata l'utopia della fede organizzata,
è dura identificare la propria anima
e, nella solitudine di se stessi,
riuscire a scaldarla e nutrirla creando amore e gioia.

È dura fermarsi in corsa
ma forse vale la pena fare una sosta ed attrezzarci, perché
è dura correre sulle insidiose e lisce piste del futuro
con scarpe chiodate adatte solo ai nostri vecchi sentieri sterrati.

Marina Profumo

 

Generazioni

…e non basta avere il cuore pieno d'amore per riuscire a trasmettere amore, non basta avere buone intenzioni per riuscire a trasmettere buoni insegnamenti, non basta aver vissuto un po' di più per riuscire a trasmettere la verità a cui tu sei già arrivato.

…e non bastano lauree, diplomi, specializzazioni, culture speciali…

Chissà se basterebbe avere dentro di sé la saggezza data da dieci, o più, vite vissute,
per conseguire questa capacità!

Parole sbagliate, azioni sbagliate, silenzi sbagliati…

…e intanto provi inadeguatezza, impotenza, rabbia, tristezza. L'amore persiste ma si offusca non alimentato dalla gioia, e, alla fine, pur amando, con frustrazione, ti allontani.

Marina Profumo



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